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Campania | Ambiente e Salute

Last Update: 3/24/2020 12:28 PM
10/17/2013 12:19 AM
 
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10/17/2013 12:26 AM
 
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Re: saranno le solite chiacchiere?
Augusto1, 17/10/2013 00:19:

http://www.ilmattino.it/CASERTA/terra-dei-fuochi-noe-controllo-territorio/notizie/340539.shtml




Leggo il nome di Mara Carfagna là in mezzo

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La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso

10/17/2013 10:51 AM
 
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Lettera di un papà: "Mia figlia in terapia oncologica con altri 35 bambini"

Emergenza Terra dei Fuochi. L'uomo si rivolge a Don Patriciello: "Questa mattina al Pausillipon ho assistito a una scena a dir poco sconvolgente. I piccoli quasi tutti della zona di Caivano, Orta di Atella, Cesa, Frattamaggiore e Cardito"


Un "papà" che scrive ad un prete di provincia.

Un papà con una figlia di due anni malata di cancro che scrive ad un prete di provincia che si batte contro la devastazione ambientale di un territorio.

"Questa è la lettera che un papà mi scrive al ritorno del Pausillipon - scrive Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, sulla sua pagina di facebook -. Come si può facilmente comprendere il dramma che subiamo sulla pelle nostra e quella dei nostri figli è immenso e non lascia spazio a parole inutili, vuote o, peggio, menzognere"



La Lettera
“Don Maurizio, buonasera. Sono il papà di una fanciulla da due anni in cura al Centro oncologico Pausillipon Napoli. Questa mattina al Pausillipon ho assistito a una scena a dir poco sconvolgente.

Di solito i bambini che trovavamo erano 10, al massimo 12 , ma questa mattina erano più di 35. Nel parlare con altri genitori mi riferivano che erano i nuovi giunti per terapie. Io abito in un paese vicino al suo. Anche gli altri bambini che ho trovato erano quasi tutti della zona di Caivano, Orta di Atella, Cesa, Frattamaggiore e Cardito.

Don Maurizio, seguo le sue battaglie e credo che lei è l'unico a dare voce a noi genitori con figli malati di cancro. Pochi giorni fa è morta mia suocera anche lei con il cancro, mi è rimasto solo Dio. Siamo una famiglia distrutta, al Pausillipon dottori infermieri sono persone affettuose, ma è un luogo TRISTE. Vedere tanti, troppi bambini con mascherine e chemioterapia ti distrugge. Don Maurizio per carità dica una preghiera pure per mia figlia e se può mi dica se possiamo venire da lei. Con affetto la saluto”. Un amico

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10/20/2013 12:09 AM
 
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Su facebook commentano questo articolo
molti dicono che non capiscono i casalesi perchè sono stati loro stessi ad autoavvelenarsi

io sono con chi crede che il passato sia passato
non devono pagare le nuove generazioni
a patto però che si levino dalla bocca quell'accento cafardo questo sì lo possono fare

www.ilmattino.it/CASERTA/casal-di-principe-autobotti-acqua-avvelenata/notizie/3416...

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10/21/2013 12:18 AM
 
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Re: Re:
Augusto1, 16/10/2013 15:40:



Le manifestazioni dovrebbero essere fatte a Roma, davanti ai palazzi del potere, non a piazza Dante...





Augusto vedi loro ti hanno ascoltato

tv.ilfattoquotidiano.it/2013/10/19/corteo-ragazzi-della-terra-dei-fuochi-a-roma-contro-biocidio-della-campania...

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10/21/2013 4:44 PM
 
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Ricordate a questo baggiano che i rifiuti erano per buona percentuale dei suoi compari

www.ildesk.it/newslong.php?id=2566

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10/25/2013 11:06 PM
 
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Domani manifestazione, ecco l'elenco delle strade chiuse a Napoli: www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/napoli-strade-chiuse-corteo-terra-dei-fuochi/notizie/3450...
10/25/2013 11:11 PM
 
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chi di voi parteciperà? io ci sarò sicuramente e cercherò di esserci anche il 16...
10/26/2013 1:16 AM
 
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Brucia rifiuti pericolosi nei campi coltivati. Denunciato


Caivano. Titolare di un’azienda agricola di Caivano, bruciava ogni tipo di rifiuti provenienti dalla sua attività. Proprio tra i suoi campi coltivati. E spente le fiamme, il giorno dopo passavano i braccianti, a raccogliere cavoli, broccoli e ortaggi alla diossina.

L’ultimo rogo è avvenuto in presenza degli agenti del corpo forestale di Napoli, diretto dal generale Sergio Costa, che si trovavano nelle campagne di Caivano, per una serie di sopralluoghi. E per B.G., 71 anni, di Caivano è scattata una denuncia in stato di libertà per smaltimento e incendio di rifiuti speciali e pericolosi.

Questo vecchio contadino, davvero fuori dal mondo e da qualsiasi logica ambientale
, dava alle fiamme le plastiche di copertura delle serre, i flaconi contenenti diserbanti e fito farmaci, persino delle balle di tessuti e cassette di polistirolo, materiale che bruciando sviluppa massicce quantità di diossina.

I forestali al termine dell’ispezione nei campi hanno accertato che il titolare dell’azienda agricola era solito dare alle fiamme i rifiuti, visto che è sono state trovate ceneri cristallizzate in più punti e a diretto contatto con i prodotti agricoli.

L’area è stata posta sotto sequestro, e nei prossimi giorni i tecnici dell’Arpac effettueranno delle analisi per accertare se la falda acquifera, lo stesso suolo e i prodotti, siano stati contaminati dalle sostenze tossiche prodotte dai roghi.

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10/27/2013 10:50 AM
 
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ieri ho partecipato al corteo. c'è da dire che è statao emozionante vedre più di 20 mila cittadini scendere in piazza e protestare per il diritto alla vita. ed è stata comunque una bella manifestazione di massa. tuttavia i dubbi circa gli organizzatori del corteo sono TUTTI confermati.

se avrò tempo vi racconterò ma vi dico solo che c'era l'organizzatore angelo ferillo su un auto che faceva il suo show populistico e demagogico offendendo tutte le istituzioni dalla prefettura al comune ai "politici" e che anziché parlare di bonifiche e terre inquinate ha trovto il tempo di fare una accusa contro chi sta costruendo "a metropolitana a 30 ann...".

il corteo è terminato con un comizio durante il quale l'organizzatore è stato CONTESTATO dai comitati presenti dopo essersi preso ingiurie e carte in faccia dopo aver affermato che "!doveva parlare solo lui perché LUI ha organizzato il corteo e non i comitati che se volevano si sarebbero organizzati il corteo da loro": VERGOGNOSO! una cosa così importante banalizzata da concetti astruisi e "grillini" senza capo ne coda buttati così nella caciara populista. Un organizzatore che riesce a organizzare un corteo del genere con così tante persone che allo stesso tempo riesce nell'arduo compito DI SFASCIARLO pure!

ovviamente il tutto è culminato in attacchi non troppo velati verso l'aministrazione comunale di napoli non si capisce perché quando poi erano presenti campani di tutta la regione che avrebbero voluto sentir parlare di altro: e invec il signor perillo si è messo ad accusare l'attuale sindaco sostenendo che addirittura A CAUSA SUA si costruirà il terzo inceneritore.


SONO DELUSO E AMAREGGIATO! spero che questo non stronchi la rabbia dei cittadini che stanno protestando per altri motivi, che vedono le vite dei propri cari essere scippati da politica collusa e camorra senza poter fare nulla.

Ma poi la sua UNICA PREOCCUPAZIONE sembrava quella di avere 100 mila eprsone in piazza ed è convinto ancora che fossero centomila, lo ripeteva sempre come un mantra: ma chi se ne fotte di quanti eravamo l'importante è che eravamo e volevamo sentir parlare di fatti non di accuse ad capocchiam come quelle fatte ieri.

intanto ecco un video della contestazione all'organizzatore (pazzesco direi!):

[Edited by Mark Corleone 10/27/2013 11:07 AM]
10/27/2013 11:12 AM
 
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Per me solo don Patriciello e il dottor Marfella sono punti di riferimento, ma tanto non importa, non vogliamo capipopolo, vogliamo determinazione e impegno da tutto il popolo.
10/27/2013 12:57 PM
 
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Ieri c'ero anche io, alla manifestazione.
Benché rispetti Angelo Ferrillo (ma non ero certo lì per sostenere il suo ego), tutti i miei dubbi su di lui sono stati confermati.
Ma a questo ci arriviamo dopo.

Il corteo è partito da Piazza Dante intorno alle 17:00. C'era moltissima gente, non dico cifrone tipo 100.000, ma ad un 10.000 (ed oltre) abbondante ci si arriva.

La "marcia" è stata tranquilla, a mio parere. Io ero con alcuni ragazzi di Pomigliano a reggere il cartello... "Pomigliano": c'è stato qualche coro, qualche canto, ma assolutamente niente di offensivo, se non per i criminali.

Il problema, alla fine, è stato proprio l'organizzatore, Angelo Ferrillo, uno dei primi ad aver denunciato il problema de "La Terra dei Fuochi". Negli anni, l'ho inquadrato come persona sì per bene (su questo non c'è dubbio!), ma che soffre di forti "primogenitismi" (o "sindrome del Messiah"), come se fosse convinto che tutto ciò che riguarda i roghi, deve passare assolutamente prima per la sua persona. E, chi dice qualcosa di diverso, è un "infiltrato", un "pagato", ecc. (vi sembra familiare, questo atteggiamento...?).

La delusione si è fatta vedere a Piazza del Plebiscito, quando Ferrillo ha cominciato a fare un comizio ("Noi proporremo soluzioni non solo per i rifiuti, ma anche per altri problemi!"), parlando dell'amministrazione di Napoli e dicendo boiate assurde pseudo-grilline circa "il sistema", del tipo "Se ritiriamo i soldi dalla banche, domani crolla tutto questo sistema marcio e corrotto!".

Inoltre, ci sono stati alcuni dissapori con i vari comitati presenti.

Insomma, la manifestazione è stata davvero bella e coinvolgente, ma l'epilogo abbastanza imbarazzante. Piazza del Plebiscito si è rapidamente svuotata: chi andava via era visibilmente irritato e deluso. Perfino le camionette della polizia sono andate via.

Tutto questo, però, non deve diventare un modo per sminuire il forte significato di questo evento. Forse sarà un cambiamento a lungo termine, ma già che ci sia una maggiore consapevolezza "visibile" è un grande passo avanti.
[Edited by Skeltar 10/27/2013 12:57 PM]

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10/27/2013 1:30 PM
 
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condivido skeltar.

questo articolo "riassume" benissimo ciò che è successo ieri.



Terra di fuochi: “Boicottiamo le banche e gli interessi economici di politici e imprenditori”


Boicottaggio degli interessi economici di politici e imprenditori e stop ai roghi tossici e agli sversamenti illeciti di rifiuti prima di pensare a una qualsiasi forma di bonifica. È questa la proposta che viene dalla mobilitazione generale indetta dalla Terra dei fuochi, che oggi ha riempito il centro cittadino. O meglio, la proposta del leader del movimento La Terra dei Fuochi, Angelo Ferrillo, organizzatore e protagonista della manifestazione e detentore, per un intero pomeriggio, del microfono e della possibilità di parola.20131026_155010Grandissima la partecipazione popolare. Per la Digos i manifestanti sono diecimila, per noi che c’eravamo non meno di quarantamila. Tanti i giovani, anche giovanissimi, che hanno sfilato da piazza Dante a piazza del Plebiscito, passando per via Roma, piazza Matteotti, via Medina e piazza Trieste e Trento. Tanti gli striscioni e i cartelli, pochissimi a rappresentare associazioni e comitati: era stata questa, infatti, la richiesta esplicita dell’organizzatore, contrastata più volte, nei giorni scorsi, dagli stessi comitati, disorientati di fronte al fatto che l’unico simbolo presente in piazza dovesse essere quello de La Terra dei fuochi. Come dire, la perfetta autocelebrazione di protagonismo.

Eppure, nei cartelli presenti, c’erano centinaia di persone e di istanze, quasi tutti i comuni della provincia a nord di Napoli e a sud di Caserta, dove in ogni famiglia c’è un morto o un ammalato di tumore, da Marcianise a Bacoli, da Castel Volturno a Gricignano, da Giugliano ad Acerra. Ma c’erano anche Salerno e Taranto, i No Tav, i no agli inceneritori, i sì alle bonifiche, purché controllate. C’erano la nona e la decima municipalità di Napoli, dove i dati dell’Osservatorio comunale hanno mostrato un aumento del 50% di mortalità per mesotelioma, la patologia tumorale legata all’amianto. Gli striscioni contro un’Unità d’Italia che ha martoriato il Sud, che l’ha reso pattumiera dell’industria settentrionale (“Tumori in Campania? Industria padana, politica ruffiana, camorra puttana, questa è l’unità italiana. Bonifichiamoci dall’Italia”).

I malati che vivono con lo 048, il codice di esenzione ticket per il cancro e quelli che chiedono l’incenerimento di Bassolino, visto come uno dei principali responsabili politici dello scempio rifiuti in Campania. C’era chi si chiede Napolitano, in tutti questi anni, cosa abbia fatto. E uomini, donne, mamme, bambini piccoli nei passeggini e sulle spalle dei papà, anziani con il solo desiderio di morire sereni, e uomini e donne di mezz’età con una disarmante aspirazione a morire di vecchiaia e non di malattia. Centinaia di coscienze risvegliate, gente comune, tutte in piazza per una causa comune, per salvarsi la vita, per sfilare insieme e chiedere che qualcuno metta fine a uno scempio che porta alla morte quotidiana. A prescindere da chi avesse organizzato la discesa in piazza.

Una mobilitazione nata in rete, ma non in modo spontaneo, anzi, fortemente voluta dall’organizzazione capeggiata da Ferrillo che avrebbe rifiutato di concordare con il resto dei comitati una data comune (poi individuata, dalla maggior parte dei comitati, nel 16 novembre) per il desiderio di organizzare qualcosa di esclusivamente suo. Una mobilitazione aperta da una conferenza stampa a cui hanno partecipato quegli stessi media locali accusati, da Ferrillo, di aver boicottato l’informazione sfavorendo l’aggregazione, impedendo il raggiungimento dell’obiettivo originario: raggiungere i 100mila partecipanti, per offrire loro 100mila caffè.

Il no alle bonifiche da parte dell’organizzatore è netto: “Di che bonifiche parlano se il territorio è senza controllo? – dichiara Ferrillo – Dove la mattina hanno scavato, la sera incendiano. Le procure esistono?”. Una delle manifestanti è avvilita, dice che non ci sono speranze, che siamo tutti condannati. Lui le chiede se per caso voglia fare lei la conferenza stampa, visto che sta monopolizzando la scena, e poi continua: “Dobbiamo boicottare gli interessi economici, ritirare i depositi dalle banche che sono dietro le bonifiche, questa è la politica”. E poi parla di sé, lui che è da sempre personaggio molto discusso tra i movimenti, lui che rivendica da anni di essere stato il primo, nel torpore generale, a parlare di Terra dei fuochi. Non gli sembra vero di essere seduto a un tavolo e di avere tutti quei microfoni davanti: “Dicono che non vivo a Napoli e che per questo non so cosa succede qui. Ma non è vero, sono doppiamente affezionato alla città perché vivo all’estero.

In questi giorni ho dovuto sopportare vagoni di fango, illazioni sulle donazioni ricevute, mi hanno accusato di voler fare la prima donna. Ma se in sei anni ho preso 3mila euro è pure tanto. Lascio il piedistallo ad altri, i comitati non ci interessano, sono quelli che si scanneranno per le briciole dei soldi delle bonifiche”. Nei giorni scorsi, infatti, la polemica con il Coordinamento Comitati Fuochi ha riempito le pagine dei giornali, così come l’assenza di don Patriciello, di cui Ferrillo si dice “dispiaciuto”, affrettandosi però a chiarire che “non crediamo all’associazionismo. Il vero cambiamento si fa in piazza, nella società civile. Perché Patriciello non è venuto? Dovete chiederlo a lui. Noi saremo ad ogni manifestazione. Mai fatte differenze, abbiamo solo proposto riflessioni”.

E le riflessioni, infatti, accompagnano tutto il corteo, in una sorta di one man show, ma attorniato da centinaia di persone scese in piazza perché stufe di subire in silenzio un genocidio autorizzato. Persone che erano lì per manifestare e che non avevano alcun interesse verso chi fosse l’organizzatore ufficiale della manifestazione. A loro bastava esserci.
Ma l’organizzatore è Ferrillo, uno che senza fare il protagonista proprio non sa stare. E infatti parla di continuo, da solo, attraverso il microfono piazzato sulla macchina che lo accompagna in giro per le strade, dietro un grande striscione a cui fa largo un organizzatissimo servizio di sicurezza composto tutto da volontari. Su via Roma, propone di fare una riflessione sulla camorra, così, estemporanea, che però si perde nell’aere, mentre la gente urla ai negozianti di chiudere le botteghe e unirsi al corteo e a quanti sono affacciati alle finestre di scendere in strada a manifestare con loro.

Un’altra riflessione viene fatta sotto la Questura: “C’è tanta gente che lavora per strada con uno stipendio da fame mentre i dirigenti guadagnano migliaia di euro l’anno – dice Ferrillo – Il problema è che i vertici sono nominati dalla politica, i dirigenti sono corrotti”. E la gente applaude, mentre urla “assassini”. “Non sono assassini – li corregge colui che si è autoproclamato leader – sono criminali autorizzati, per legge”. E riparte la canzone sulla monnezza che, insieme a “Se io fossi San Gennaro” di Federico Salvatore, accompagna tutto il corteo. Mentre lui, Angelo, recita: “Ci hanno tolto l’aria, ci hanno rubato il colore del cielo. Napoli aveva un cielo bellissimo”. E sobilla i cittadini: “Come mai in tanti anni sono passati 20 camion al giorno e nessuno se n’é accorto, però fermavano noi se non avevamo le cinture di sicurezza? Dove sta la procura? Dove stavano i magistrati? Ci vengono a dire ‘il popolo dov’era’, ma si devono vergognare di chiederlo. Loro dov’erano?”.

Arrivati sotto al Comune, un’altra riflessione contro un’amministrazione che ha fatto solo promesse: “Dimettetevi se non siete capaci di mantenerle. Se ci sono soldi per la Coppa America ma a noi serve un impianto di compostaggio, dovete darci l’impianto, altrimenti dobbiamo ringraziare voi se costruiscono inceneritore mentre stiamo sotto il 20% della raccolta differenziata?”.
Sotto al Teatro San Carlo invita i fotoreporter dell’Ansa, se ci sono, a salire sulla macchina per fare le foto, “perché l’Italia intera deve vedere la pagina di società civile che stiamo scrivendo”, mentre il popolo intona il coro “la gente come noi non molla mai”. Insomma, prima la stampa è corrotta e venduta, adesso ci serve, prima la stampa locale sminuisce il movimento, adesso chiamiamo l’Ansa, perché bisogna arrivare lontano, lui deve arrivare lontano. Quasi come in una pantomima, mentre si guarda intorno compiaciuto dall’aver raccolto tanta gente attorno a una causa che poiché ne ha iniziato a parlare sei anni fa, prima di tutti gli altri, deve per forza appartenere solo a lui.

E il corteo arriva in piazza del Plebiscito, fa irruzione nel sabato pomeriggio delle famiglie con i bambini che giocano a pallone. Incita ad occupare la piazza “perché siamo un grande popolo”. Sono le 18,15 e le campane suonano, contribuendo a creare un clima di sacralità quasi surreale. E via ancora all’autocelebrazione: “Abbiamo riempito la piazza senza partiti politici, sindacati o bandiere. Con 150 euro per pochi volantini, e il resto autoprodotti. Abbiamo portato in piazza, vicino al teatro, 25 bagni chimici a spese nostre, e altri 4 per i disabili. Ci hanno fatto pagare la tassa di occupazione di suolo pubblico, 180 euro perché lo abbiamo fatto tramite Onlus, mentre a quel cantante famoso no. Noi siamo qua ma dovrebbero pagare loro questa sera. I 100mila caffè chi li paga? Il prefetto e il questore ci avevano detto che non ce la facevamo a riempire la piazza”.

La piazza è piena, ma non stracolma. Ci sono tanti striscioni, poi a un tratto ne spunta uno più grande, quello del “Comitato no inceneritore” di Giugliano. Angelo si arrabbia. Ha vietato gli striscioni e qualche mascalzona di associazione ha osato portare il suo, come ha potuto? “Il comitato è bene accetto – chiarisce – ma lo striscione no”. Il comitato scalpita per parlare, ma lui dice no: ” Quando organizzi tu, allora parli”. Evviva la democrazia, evviva lo stare tutti uniti sotto lo stesso cielo a cui hanno rubato il colore. Dalla folla gli urlano “fallo parlare, devi far parlare tutti” e lui invece chiede allo staff di mettere la musica a coprire il tutto. Poi chiede al “suo” popolo: “Volete sentire le cose importanti o le urla di queste persone? Domani la stampa parlerà solo di loro”.

Un vociare dalla folla, qualche “buffone” urlato dal pubblico non pagante, che inizia in parte a realizzare di essere stato usato per partecipare a una pantomima. Ma lui, al microfono, chiama la Digos “c’è un problema di ordine pubblico”, dice, ma non vediamo neppure uno spintone, solo un po’ di voce grossa, non capiamo dove sia il pericolo se qualche comitato voglia dire la sua. Ma lui no, non può sopportare che qualcuno osi rubargli la scena anche solo per pochi secondi: “Il corteo lo abbiamo organizzato noi e voi non ci rispettate – dice ai comitati – i soldi se li dividono i politici, gli imprenditori e i comitati. Il più grande ostacolo al cambiamento sono le persone che con i politici ci mangiano”. Alla fine qualcuno dello staff lo convince che forse è il caso di far parlare anche qualcun altro (“i movimenti stanno cercando di creare confusione”, queste le parole usate) e allora, alla spicciolata, anche altri che non siano il grande Ferrillo vengono invitati a dire la loro.

Il primo a farlo è uno del comitato no all’inceneritore di Giugliano: “Non vogliamo l’inceneritore né a Giugliano né altrove – spiega – Abbiamo criticato fin dall’inizio la piattaforma di questa manifestazione perché l’inceneritore è un rogo perpetuo e difficilmente riusciremo a spegnerlo e il sito La terra dei fuochi non sostiene la nostra battaglia. Noi vogliamo la bonifica ma con il controllo popolare. Vogliamo che la bonifica diventi una cosa nazionale, non ci interessa quanto costa, si deve fare punto e basta. Uniti si vince, divisi abbiamo già perso”.

E poi il comitato di Terzigno e qualcuno da Salerno. Poi riprende la parola il leader maximo per chiudere con la proposta della piazza che rappresenta solo lui, perché lui ha organizzato la manifestazione e per altri non ce n’è: “Il boicottaggio economico è la proposta della piazza. Domandiamoci chi sono le banche che finanziano le bonifiche e boicottiamo. Stop ai roghi tossici e agli scarichi. Caldoro ha finito il suo mandato non abbiamo interesse a parlare con uno che a marzo va via. Sotto le eco balle ci sono Fibe e Impregilo con le fideiussioni bancarie. Dobbiamo fare la lotta agli interessi economici non alla politica”.

E poi, l’apoteosi. Un concetto che Ferrillo aveva già chiarito ai giornalisti in conferenza stampa e che adesso fa suo in piazza, davanti a un popolo che un po’ si è spazientito perché ha capito che qualcosa non quadra in questa manifestazione che doveva essere un urlo spontaneo ma che è un delirio di onnipotenza: “Cinquant’anni fa c’era un uomo che diceva I have a dream. Liberò un popolo dalla schiavitù. Anche oggi sarà così. Martin Luther King e Gandhi non si sono mai candidati e hanno liberato popoli. Io non mi sono mai candidato e non mi voglio candidare. Da qui ripartirà Napoli. Ringrazio tutti quelli che sono venuti in piazza, ma spogliatevi delle vostre identità. Noi siamo un movimento di idee che vuole mandare siluri a questi signori. Una piazza strapiena senza andare neanche a Roma”.

Ed è vero: la piazza era strapiena, e senza alcuna identità personale. L’unica era la sua. Quella di Angelo Ferrillo. E de La terra dei fuochi. I have a dream. Ferrillo come Martin Luther King, come Ghandi. È tutto vero, non è una rappresentazione teatrale.



fonte
[Edited by Mark Corleone 10/27/2013 1:32 PM]
10/27/2013 1:56 PM
 
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^ Bel riassunto. A tratti mi è sembrato un po' troppo... "ironico" verso la gente nel corteo, ma concordo sul resto.

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10/28/2013 6:08 PM
 
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Ferrillo: “Non è vero che non mi conosce, sono stato nella sua parrocchia un anno fa e non mi ha dato modo di parlare ad un incontro. Ma adesso voglio dirgli di farsi da parte, di non sedersi al tavolo con le istituzioni che lo vogliono strumentalizzare, di non cadere nel tranello."

Ma che vuole da don Patriciello?
10/28/2013 6:36 PM
 
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Sì, ragazzi, qua si fanno questioni insulse per delle manifestazioni, ma quello che conta sono l'attività dello stato e quella delle forze dell'ordine. Le manifestazioni lasciano il tempo che trovano.
10/29/2013 10:41 AM
 
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Estratto da pagina 11 di AVVENIRE del 29-10-2013 - Autore: valerio chianese

Nuove piante anti-veleni per bonificare = Piante «anti-scorie» nelle terre dei fuochi


Progetto dell'Università di Napoli finanziato dall'Ue



Piante «anti-scorie» nelle terre dei fuochi DA NAPOLI VALERIO CHIANESE LA evidenza di un inquinamento -' preoccupante, che pretende azioni concrete, oltre le giuste proteste, smuove la capacità di ripresa della Campania che ha strutture capaci di indicare buone pratiche per bonifiche quasi a costo zero. Non a caso si chiama Life, Vita, il progetto che potrà far rinascere le aree della Campania, e non solo, inquinate e contaminate dallo sversamento di scorie industriali e rifiuti tossici che ne rendono impossibile l'uso e la coltivazione e che oggi sono identificate sotto l'inquietante nome di Terra dei fuochi.

La facoltà di Agraria dell'Università Federico II di Napoli, nella sontuosa Reggia di Portici, da quasi due anni sta studiando la possibilità di bonificare un terreno piantando specie vegetali capaci di sottrarre gli elementi inquinanti presenti. Piante non destinate ali alimentazione ma che, è importante sottolinearlo, possono assicurare un reddito all'agricoltore e alla sua famiglia. Il progetto è quinquennale (scadenza 2017), è affidato e finanziato dall'Unione Europea e sarà esportato e replicato negli altri Paesi dove è irrisolto il problema dei terreni inquinati con conseguenze negative sulla salute e sull'ambiente.

«Una iniziativa - spiega Paolo Masi, preside di Agraria - che si inserisce netla varietà di progetti europei finalizzati all'applicazione concreta della ricerca per risolvere i problemi: in pratica un dimostratore». Probabilmente non tutti i terreni potranno essere bonificati piantando specie no food e sicuramente prima di avviare nuovi innesti vegetali occorre eliminare una parte delle sostanze inquinanti, nella fattispecie i bidoni di scorie che frequentemente si rinvengono. «Dobbiamo tenere presente due aspetti chiosa Masi -: la parte sottostante il suolo è di per sé un filtro ricco di sostanze, gli zeoliti, che trattengono cose e ne eliminano altre. E poi il suolo della Campania è di origine vulcanica e quindi già ricco di metalli, da cui deriva in buona parte la fertilità del terreno».

Una prerogativa regionale, che da l'impronta al prodotto agro-alimentare locale. Importante perciò, sottolinea Masi, «conoscere bene il suolo ed evitare interventi generalizzati». La superficie della Campania inquinata da sversamenti illeciti, da discariche legali, da impianti o siti di stoccaggio sarebbe dell'l%, distribuita a macchie ma identificabile per lo più nell'area tra la provincia nord di Napoli e quella sud di Caserta. «Il problema esiste, ma va circoscritto», ribadisce il preside, che ricorda come i prodotti agro-alimentari campani siano controllatissimi. Sono diversi i gruppi universitari di Agraria impegnati nel programma europeo di recupero di un area contaminata, dagli agronomi agli idraulici ai chimici m sinergia con altre facoltà, a dimostrazione della cura e della scientificità dell'intervento.

«L'obiettivo precisa Masi - è costruire una catena virtuosa». Pioppi, tamerici, canapa sono tra le piante no food già note per la loro capacità di assorbimento degli inquinanti nel terreno e questi, grazie all'azione depurativa, in alcuni casi possono tornare ad essere coltivati con piante alimentari anche nel giro di quattro, cinque anni. «Le specie vegetali no food - osserva Masi - possono essere utilizzate tra l'altro per produrre bioenergia o elementi polimerici, cioè le plastiche, o usate nella bio-edilizia. Oggi per questo tipo di prodotto si utilizzano per lo più mais e grano e questo conclude - pone un grave problema di tipo etico poiché si sottraggono piante fondamentali nella catena alimentare». -tit_org- Nuove piante anti-veleni per bonificare - Piante «anti-scorie» nelle terre dei fuochi



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Mark Corleone, 29/10/2013 10:41:

Estratto da pagina 11 di AVVENIRE del 29-10-2013 - Autore: valerio chianese

Nuove piante anti-veleni per bonificare = Piante «anti-scorie» nelle terre dei fuochi


Progetto dell'Università di Napoli finanziato dall'Ue



Piante «anti-scorie» nelle terre dei fuochi DA NAPOLI VALERIO CHIANESE LA evidenza di un inquinamento -' preoccupante, che pretende azioni concrete, oltre le giuste proteste, smuove la capacità di ripresa della Campania che ha strutture capaci di indicare buone pratiche per bonifiche quasi a costo zero. Non a caso si chiama Life, Vita, il progetto che potrà far rinascere le aree della Campania, e non solo, inquinate e contaminate dallo sversamento di scorie industriali e rifiuti tossici che ne rendono impossibile l'uso e la coltivazione e che oggi sono identificate sotto l'inquietante nome di Terra dei fuochi.

La facoltà di Agraria dell'Università Federico II di Napoli, nella sontuosa Reggia di Portici, da quasi due anni sta studiando la possibilità di bonificare un terreno piantando specie vegetali capaci di sottrarre gli elementi inquinanti presenti. Piante non destinate ali alimentazione ma che, è importante sottolinearlo, possono assicurare un reddito all'agricoltore e alla sua famiglia. Il progetto è quinquennale (scadenza 2017), è affidato e finanziato dall'Unione Europea e sarà esportato e replicato negli altri Paesi dove è irrisolto il problema dei terreni inquinati con conseguenze negative sulla salute e sull'ambiente.

«Una iniziativa - spiega Paolo Masi, preside di Agraria - che si inserisce netla varietà di progetti europei finalizzati all'applicazione concreta della ricerca per risolvere i problemi: in pratica un dimostratore». Probabilmente non tutti i terreni potranno essere bonificati piantando specie no food e sicuramente prima di avviare nuovi innesti vegetali occorre eliminare una parte delle sostanze inquinanti, nella fattispecie i bidoni di scorie che frequentemente si rinvengono. «Dobbiamo tenere presente due aspetti chiosa Masi -: la parte sottostante il suolo è di per sé un filtro ricco di sostanze, gli zeoliti, che trattengono cose e ne eliminano altre. E poi il suolo della Campania è di origine vulcanica e quindi già ricco di metalli, da cui deriva in buona parte la fertilità del terreno».

Una prerogativa regionale, che da l'impronta al prodotto agro-alimentare locale. Importante perciò, sottolinea Masi, «conoscere bene il suolo ed evitare interventi generalizzati». La superficie della Campania inquinata da sversamenti illeciti, da discariche legali, da impianti o siti di stoccaggio sarebbe dell'l%, distribuita a macchie ma identificabile per lo più nell'area tra la provincia nord di Napoli e quella sud di Caserta. «Il problema esiste, ma va circoscritto», ribadisce il preside, che ricorda come i prodotti agro-alimentari campani siano controllatissimi. Sono diversi i gruppi universitari di Agraria impegnati nel programma europeo di recupero di un area contaminata, dagli agronomi agli idraulici ai chimici m sinergia con altre facoltà, a dimostrazione della cura e della scientificità dell'intervento.

«L'obiettivo precisa Masi - è costruire una catena virtuosa». Pioppi, tamerici, canapa sono tra le piante no food già note per la loro capacità di assorbimento degli inquinanti nel terreno e questi, grazie all'azione depurativa, in alcuni casi possono tornare ad essere coltivati con piante alimentari anche nel giro di quattro, cinque anni. «Le specie vegetali no food - osserva Masi - possono essere utilizzate tra l'altro per produrre bioenergia o elementi polimerici, cioè le plastiche, o usate nella bio-edilizia. Oggi per questo tipo di prodotto si utilizzano per lo più mais e grano e questo conclude - pone un grave problema di tipo etico poiché si sottraggono piante fondamentali nella catena alimentare». -tit_org- Nuove piante anti-veleni per bonificare - Piante «anti-scorie» nelle terre dei fuochi



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Bell'articolo
Paolo Masi lo conosciamo benissimo
ha ridato nuova vita sia alla reggia di Portici che all'orto botanico di fronte
E' stato il mio preside è uno testardo ma sempre sul pezzo
Ce la farà

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La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso

10/29/2013 10:59 PM
 
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Nel casertano si brucia ancora
ma che massa di ebeti



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10/31/2013 11:08 PM
 
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Rifiuti, la Camera rende pubblica la deposizione di Carmine Schiavone: «Quei camion dal nord»

Il pentito dei Casalesi nel '97 indicò i luoghi degli sversamenti: «Fra vent'anni lì moriranno tutti di tumore. Per ogni fusto tossico 500mila lire a noi, due milioni a chi doveva smaltire»

Cade il segreto
sulla deposizione del pentito dei Casalesi Carmine Schiavone, deposizione rilasciata nel remoto '97 davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. All'epoca parve tanto deflagrante da richiedere la segretazione. Oggi, una decisione dell'ufficio di presidenza della Camera, presa all'unanimità, ci restituisce la verità di Carmine Schiavone. Una verità detta, ormai, 16 anni fa. Dalla viva voce del pentito dei Casalesi torna la descrizione di anni impuniti e criminali: alcune cose già note, altre tutte da scandagliare. Schiavone, ad esempio, elenca i luoghi dove finivano i rifiuti tossici dalla Germania e dall'Italia del centro nord, portati con i camion nelle discariche. Dice di aver già detto tutto "all'autorità giudiziaria", di avere accompagnato sui luoghi gli investigatori. Racconta che sopra i veleni, appena ricoperti di terra, poi qualcuno ci allevava le bufale.

Il tutto in un clima descritto come di generale collaborazione per cui, secondo i ricordi di Schiavone, «la discarica autorizzata faceva scaricare là, attraverso i clan». I rifiuti partivano da fuori la Campania, racconta, inviati da altre amministrazioni e con destinazione discariche autorizzate. Finivano, invece, smaltiti nel terreni dei clan, racconta il pentito.





Ricostruzioni già note, in gran parte. Ma la forza del documento sta nell'essere così remoto e così attuale. E di svelarci la mentalità "statale" della camorra, totalmente indifferente ai destini delle persone. Perfino burocratica e banale. Così è stata devastata la Campania. Da persone così. Col registro sottobraccio.


Fra le altre cose dal documento emerge il completo controllo dei Casalesi sui subappalti per le opere stradali. Controllo che dava loro la gestione di tutti gli scavi. Per questo sarebbe stato proposto a Schiavone, si legge nella deposizione, lo smaltimento di fusti tossici fin nel 1988. Lui, a quel punto, si sarebbe accorto che "qualcuno", però, aveva già iniziato a sfruttare l'affare ma che teneva per sè i proventi. Circa 700 milioni al mese. Segue l'affermazione scioccante: «Arrivavano camion di fanghi nucleari (sic) dalla Germania. E hanno scaricato nelle discariche».


Ad un certo punto Carmine Schiavone ha un lapsus che fa innervosire il presidente Scalia che lo interroga. Spiega che, secondo lui, «mio cugino (Francesco Schiavone) , Mario Iovine e Bidognetti», già prima del '90 avrebbero fatto attività di smaltimento illegale di rifiuti, senza versare però nelle casse del clan. «Fino al '90 - sentenzia quasi sdegnato - hanno rubato . Poi hanno iniziato a versare soldi nella casse dello Stato..(...) Era un clan di Stato, mi sono confuso». Alla protesta di Scalia ("Il vostro Stato!") Schiavone non si scompone e dice: «La mafia e la camorra non potevano esistere se non era (sic) lo Stato».


Così parlava 16 anni fa l'uomo che teneva il registro sotto il braccio e si arrabbiava se qualcuno faceva la cresta mentre lui teneva la contabilità dei fusti tossici, prezzo di smaltimento 500mila lire l'uno. Veleni gettati nei campi, nelle falde acquifere ("Le bucavamo, ci passavamo attraverso, avevamo il controllo totale di tutti gli scavi"). E lui prendeva nota e faceva la somma. Cinquecentomila a noi, e voi ve ne mettete in tasca due milioni secchi a fusto.

Da registrare lo stupore nel quale procede l'interrogatorio, nel remoto '97. Domanda del presidente, che quasi non trova le parole:«Lei è in grado di fare una stima..Quante tonnellate..quanti camion..».

Preciso, l'uomo del registro risponde: «Qui si parla di milioni, non di migliaia...Si tratta di milioni e milioni di tonnellate»

Ma è la storia dei fanghi nucleari che non può restare sospesa, mostruosa, lugubre. Può dirci qualche cosa di più, chiede Scalia? «So solo che questi fanghi arrivavano in cassette di piombo da 50, un po' lunghe. Ma mica andavo a vedere l'immondizia di notte..», No, non c'era bisogno che Schiavone seguisse l'affare di notte. Ci pensava il "sistema militare" messo su per gestire il territorio ed il flusso dei rifiuti. Incensurati, con il porto d'armi, con l'auto di dotazione. Pattuglie che, all'occorrenza, potevano usare palette e divise di carabinieri, polizia, finanza. Le forze dell'ordine dei Casalesi. Con un "coordinamento un po' massonico, un po' politico".

Laura Boldrini, presidente della Camera, si è detta molto soddisfatta: «Esprimo grande soddisfazione - ha detto Boldrini - per la decisione di togliere il segreto sui contenuti dell'audizione che il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone svolse nell'ottobre 1997 alla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti». «Si tratta della prima volta che la presidenza della Camera - senza che questo sia richiesto dalla magistratura - decide di rendere pubblico un documento formato da commissioni di inchiesta che in passato lo avevano classificato come segreto».

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